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Maschere

MASCHERE
si tratta dei più noti "tipi", "maschere" e "sottomaschere" provenienti dalla Commedia Dell'Arte, e dai Teatri italiani d'attori, burattini e marionette

immagine dei burattini

Balanzone - Bologna
Di aspetto gaudente e fisico robusto per non dire grasso, come "grassa" è la sua Bologna, egli rappresenta la più antica Università che ha procurato alla città l'appellativo di "dotta". Il personaggio approdato al mondo dei burattini provenendo dalla Commedia dell'Arte sotto le spoglie di: Dottor Violoni detto Forbizzone, Graziano delle Cotiche, Scarpazzone, Campanari, Scatolone, Spaccastrumolo, Bombardone. Balanzone deriva da "bala" (dialettale: menzogna) o da "balanza" (dialettale: grande bilancia), simbolo della giustizia, e dei suoi studi in legge.

Filippa - Bologna
Anziana signora, appassionata di ornitologia da cui la commedia Cuccoliana "Il pappagallo della Filippa". Filippa è la moglie del Dottor Balanzone.

Fagiolino - Bologna
Nasce burattino, definito nelle sue caratteristiche dai Maestri burattinai Cavallazzi (prima) e Cuccoli (poi); rappresenta il monello dei bassifondi della Bologna ottocentesca, sempre affamato, sporco e lacero. Il nome può derivare da "faggio" (il legno del suo bastone) o da "fagiolo", il legume troppo spesso presente sulle mense povere del popolo. Isabella è sua moglie che lui chiama, con affettuosa insolenza,"Brisabella" (non bella in vernacolo petroniano).

Isabella - Bologna
Non è un segreto tutti i principali caratteri del casotto, hanno delle compagne: di tutte questa è certo la più nota. Trattasi della moglie di Fagiolino che lui conquista con un'improbabile serenata dove l'Amore viene ben miscelato alla Fame atavica che da sempre lo accompagna. Trascorso un lungo fidanzamento si sposano. Rappresenta la popolana reggitrice del focolare domestico, vorrebbe fare la gran signora, e invece si sa distinguere solo alle prese con tagliere e mattarello, Isabella è infatti una sfoglina modello.

Sganapino - Bologna
Il nome per esteso è Sganapino Posapiano Squizzagnocchi o Magnazza. Nasce nel 1877 dalla fantasia del giovane burattinaio Augusto Galli (apprendista di Angelo Cuccoli). Il suo ruolo è quello di spalla di Fagiolino, ma apprezzato per la sua semplicità e simpatia, diverrà ben presto protagonista del casotto dei burattini; è un tipo ingenuo e casalingo e perciò si difende con la "granè" scopa che chiama in confidenza Carolina. Sganapino può derivare dalla storpiatura del dialettale "canapia" (il lungo naso che si ritrova) oppure dall'antico "sganapèr" (divorare voracemente).

Desdemona - Bologna
Fidanzata o moglie di Sgnapino. E' una ragazza spontanea e di spirito, dotata di molta pazienza per sopportare il suo compagno.

Flemma - Bologna
Burattino bolognese cosiddetto "minore", di indole placida e rilassata (anche troppo) nasce nel 1875 da Angelo Cuccoli con l'intento di prolungare la durata delle commedie e delle farse, visto che questo personaggio (da qui il nome) parla molto lentamente, in modo cantilenante con voce fioca e nasale, quasi piagnucoloso. Scapolone ad oltranza, vive con la vecchia mamma che lo nutre a base di castagnacci di cui è ghiottissimo. Lo vediamo agire principalmente come sarto o beccamorto.

Narciso - Malalbergo, Bologna
Nato nella prima metà del '600 è la maschera rappresentante del contado bolognese. Originario delle zone paludose di Mal Albergo è il petulante protagonista dei "Treppi" (ritovi festaioli del modo contadino). L'intrattenitore che racconta, affabula e recita in rima, rigorosamente a memoria, componimenti poetici e cante dette appunto "Narcisate", si accompagnia sovente con la ghironda detta anche viola da orbi. In contrapposizione con la maschera cittadina (Balanzone) e per il bene della sua gente, non esita a polemizzare e scagliare maledizioni contro i potenti.

Sandrone - Modena
Simpatica maschera ispirata al tipo del contadino grossolano e ignorante, ma naturalmente astuto; le sue origini sono attribuite al burattinaio modenese Luigi Campogalliani vissuto fra il '600 e il '700, anche se un antico almanacco edito a Reggio Emilia riporta notizia di un tale "Sandron Zigolla da Ruvalta" facendo supporre la provenienza della maschera da quella città. Assieme alla moglie "Pulonia" e al figlio "Sgorghiguel" formano la "Famiglia Pavironica".

Tonino - Venezia
Tonino Bonagrazia e un vecchietto "partner" di Balanzone. Parla in dialetto veneto con una vocetta arzilla ed alterna l'euforia allo sbigottimento. Il modello seguito ancor oggi dai burattinai bolognesi è praticamente lo stesso che rivisitò Augusto Galli durante la sua carriera ispirato, all'epoca, dalla notorietà di un certo Antonio Cagnolini, che recitava nella commedia veneziana della prima metà dell'Ottocento.

Pantalone - Venezia
Con Balanzone e Tartaglia fa parte dei "Vecchi" della commedia dell'Arte; anziano mercante della Repubblica Serenissima il suo nome può derivare dall'usanza dei mercanti veneziani di conquistare territori piantandovi le insegne con l'effige del leone di San Marco (pianta leoni). Avido e avaro, lussurioso e pedante, promosso poi da Goldoni ad anziano saggio e scrupoloso che però non disdegna le profferte amorose di giovani donne.

Colombina - Venezia
Questa è di certo la più famosa delle servette, a volte fidanzata di Arlecchino. Intrigante favoreggiatrice o protagonista di storie d'amore, riesce sempre a trarre d'impaccio lei o la sua padroncina alla quale è fedelissima. Bellezza e astuzia sono le armi affilate di una povera cameriera sola in un mondo di uomini che dettano legge.

Brighella - Bergamo
Proveniente dalla Commedia dell'Arte, prima di affacciarsi al boccascena dei burattini è Primo Zanni o servo furbo sul palcoscenico; ma per Goldoni sarà, nel Teatro veneziano, mercante, intrallazzatore, faccendiere, e rimarrà tale fino ad oggi; a volte cuoco o locandiere ma maggiormente un trafficone o servitore accorto ed attaccato all' interesse pecuniario fino a diventare assassino su commissione. La tradizione italiana lo vuole nativo di Bergamo Alta (patria dei furbi). L'etimologia del nome deriva de "brigar" (litigare) o da "desbrigar" (sbrigare faccende).

Arlecchino - Bergamo
L'origine di questa maschera è la sovrapposizione di svariate credenze e tradizioni. Le molteplici culture la fanno derivare sia dalla figura dello "Zanni", sia dalla figura del demone buffone, tipico delle leggende del Nord-Europa; Hellequin e Herleking sono alcuni esempi di nomi attribuiti al capo dei cortei celesti di quella caccia selvaggia (wilde-jagd) terrore delle notti invernali delle popolazioni del Nord. La tradizione italiana lo vuole nativo di Bergamo Bassa (patria degli sciocchi). Le peculiarità di Arlecchino nel settecento divennero l'allegria, la perspicacia anche se velata da un po' d'ingenuità, la grande agilità di movimenti e una fame atavica.

Gioppino - Bergamo
Nato a Zanica, nel bergamasco, da Bartolo Zuccalogna e da Maria Scatolera 18 Nevoso IX (18 Gennaio 1801): gran mangiatore e buon bevitore, incarna la visione tradizionale del carattere del villano apparentemente ottuso e grossolano ma in realtà carico di buon senso e istintivo spirito pratico. Segni particolari: tre buffi "gozzi" di cui va fiero tanto da chiamarli granate o coralli.

Pulcinella - Napoli
Il prominente naso adunco e la voce stridula e nasale possono aver dato origine al suo nome (Pulcino, poi divenuto Pollicino, quindi Polliciniello ed infine Pulcinella); molti attori e burattinai, per rendere la voce più chiocciante e fessa usavano un arnese simile ad ancia di strumento a fiato detto "sgherlo" o "pivetta". Pulcinella ha un carattere psicologicamente articolato: può essere servo sciocco e insensato ma con arguzia e concezione filosofica della vita tipicamente popolare; sa essere di grande vitalità fantastica mescolata ad inquietudine, stupore e tristezza inconsolabile.

Rugantino - Roma
Maschera e burattino propri del teatro romanesco, il suo nome viene da "ruganza" (arroganza); prepotente e attaccabrighe, qualche volta lo troviamo a capo delle guardie del Bargello, dove non esita ad arrestare qualche innocente per dimostrare la propria forza. Se la prende sempre coi più deboli e fugge davanti ai più forti, coprendosi di ridicolo e finendo, a volte, nelle acque del Tevere, per mano del popolo che lo schernisce.

Fracassa - Napoli
È uno degli innumerevoli nomi del Capitano, altro ruolo fisso della commedia dell'Arte. Navigato e appariscente militare, nato alla metà del '500. Borioso e prepotente si atteggia a uomo energico e coraggioso sempre pronto a vantarsi di qualche incredibile avventura, inventata come inventate sono le scuse per battere in ritirata davanti a sfide e duelli da lui stesso provocati. Quando poi si scopre la sua viltà spesso viene bastonato di santa ragione. Si pregia anche di essere un'insaziabile rubacuori, in realtà è tutto fumo e niente arrosto.

Giangurgolo - Reggio Calabria
È uno degli innumerevoli nomi del Capitano, altro ruolo fisso della commedia dell'Arte. Golapiena è il suo cognome che sta ad indicare il suo mostruoso appetito. È un fifone che diverte con il suo atteggiamento sgangherato. Capitano che a seconda delle situazioni è il primo a trasgredire la legge quasi assumendo il ruolo di un vanitoso brigante. Solo gli sguardi delle giovani donne lo rendono docile e romantico.

Meneghino - Milano
Di carattere estroverso, molto versatile si adatta ad interpretare diversi ruoli. L'origine del nome è incerta noi prediligiamo quella più popolare vuole che Meneghino sia una contrazione di Domenichino termine usato per definire i servi assunti solo per la giornata di domenica (usanza tipica milanese). Nato alla fine del '600 dal poeta milanese Carlo Maria Maggi; Meneghino ha anche il cognome, Pecenna, che in dialetto milanesesignifica "pettinare" con probabile riferimento di pettinare e strigliare gli aristocratici e il potere con la sua satira tagliente.

Stenterello - Firenze
Questa maschera rappresenta lo spirito mordace dei fiorentini; uomo arguto di grande umanità che lo porta ad accettare la vita con filosofia; dotato di umorismo schietto, alimenta spesso la satira contro i potenti. L'etimologia del nome è palesemente riferita agli "stenti" che affliggono il povero personaggio nella Firenze di metà '800.

Bargnocla - Parma
Creato da Italo Ferrari e perfezionato dal figlio Giordano, nacque nel 1914 per mettere in satira un vecchio calzolaio di Parma il quale aveva una malformazione sulla fronte (un grosso bernoccolo). Il suo carattere, il suo modo di parlare, di esprimersi e di atteggiarsi colpirono Italo Ferrari al quale venne subito l'idea di trasportarlo nella baracca dei burattini, mantenendone nome e cognome, Vladimiro Falesi, rafforzato dal nome d'arte "Bargnocla".

Lazzarone - San Lazzaro di Savena, Bologna
È un quindicenne dei primi del Novecento, nato a San Lazzaro (paesino, divenuto ora città, alle porte di Bologna). La maschera è nata nel 2001 da un'idea del Comune e inventata totalmente dai bambini delle scuole elementari coordinati da Riccardo Pazzaglia che, oltre a dare vita al burattino, lo ha impersonato durante il Carnevale. Il nome, oltre ad avere assonanza con quello della sua città, è un aggettivo dialettale usato bonariamente per indicare i monelli in genere. Ha poca voglia di studiare, sempre pronto a fare marachelle, è molto curioso, per questo ha l'abitudine di fare schizzi e prendere appunti di ciò che vede e sente; frequentatore assiduo della famosa fiera locale.

Tartaglia - Verona e Napoli
È una maschera della Commedia dell'Arte, affine a quella del dottore, dalla quale deriva. Rappresenta infatti un'alternativa al "vecchio". Il personaggio si appoggia su due cardini comici antichissimi quali la balbuzie, da cui deriva il nome una forte miopia. La sua origine può essere attribuita a un certo Beltrami di Verona intorno al 1630. Tartaglia svolge innumerevoli ruoli quali usciere di tribunale, notaio, farmacista, ecc... Fu portato al successo a Napoli verso la metà del '600 dagli attori Carlo Merlino e Agostino Fiorilli.

Gli Innamorati - Venezia e Bologna
Di solito figli dei Vecchi (Pantalone e Balanzone), spesso la commedia ruota intorno a loro concludendosi quasi sempre con un allegra scena finale e le tanto sospirate nozze. Gli innamorati sono uno degli innumerevoli caratteri fissi della Commedia dell'Arte. Vestiti da ricchi abiti di foggia settecentesca, sono giovani, ben educati e si muovono in scena con gesti agraziati; parlano usando frasi ricercate e dette in ottimo italiano senza inflessioni dialettali, a differenza degli altri caratteri quali i Vecchi, i Capitani e i servi. Lui: (Florindo, Aurelio, Pancrazio, Lelio, ecc) è di bell'aspetto, intraprendente in amore ma per le macchinazioni di qualche conquista non si espone e lascia agire i Servi. Lei: (Rosaura, Celestina, Beatrice, Flaminia, ecc) ammirata e corteggiata in segreto, è pronta a sfidare ogni avversità e a mettere in atto ogni astuzia pur di raggiungere il suo scopo. Fra intrighi sentimentali, scenate di gelosia, finti svenimenti e bigliettini con dichiarazioni passionali, agli innamorati.

Pierrot - Francia
È la più famosa maschera di Francia anche se la sua origine è italiana, quando nel cinquecento si chiamava Pedrolino fra gli zanni della Commedia dell'Arte. Con l'aria trasognata, sembra un etereo spettro perché infarina il volto assomigliando ad un Clown Bianco. Ingenuo e sincero ricopre sovente il ruolo di servo tenero e scherzoso, oppure di diafano e nostalgico innamorato difficilmente corrisposto. Per questo affida le sue pene suonando la chitarra per far serenate al chiaro di luna.