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Gavetta

GAVETTA

Balanzone Romano
La prima volta che ho lavorato con Romano Danielli fu
durante il carnevale del 1992 in occasione della mostra "Viaggio a Rossini" in una fortuita circostanza. In una sala deposito del Museo Civico Archeologico di Bologna mi trovai fianco a fianco di questo grande personaggio. La cosa curiosa è che non eravamo in veste di burattinai, bensì mascherati: lui da Dottor Balanzone e io da Sganapino, prima volta che interpretavo il personaggio in persona. Nel 2010 durante la quarta edizione di Burattini a Bologna ho avuto l'onore di insignirlo di un premio alla carriera.


Shirley Temple
Non ricordo di chi si trattasse ma quando a volte mi è capitato di dire che sono stato il burattinaio più giovane d'Italia, qualcuno con aria incredula o canzonatoria mi definiva il Shirley Temple dei burattini... Tutto capita durante la Fiera Millenaria di Gonzaga nel 1992, pochi mesi dopo il mio debutto. Per incoraggiare il mio lavoro nell'ambito delle teste di legno, la giuria composta da anziani maestri burattinai e studiosi del settore, decide di insignirmi con il premio "Ribalte di Fantasia" come più giovane burattinaio d'Italia. Consegna il premio Giampaolo Borghi. La passione c'era ed era forte, ma un bambino prodigio non può durare per sempre. Per continuare bisognava crescere!
Il teatrino con le gambe
Ricordo le numerose feste medievali che ancora giovane affrontai con i miei burattini. In particolare quelle nel borgo di Offagna, nelle Marche. Quell'evento permise a noi artisti di convivere in un tranquillo convento gestito da candide suorine. Quell'anno il luogo assegnatoci per le rappresentazioni, serali era tormentato da un vento spaventoso, e visto che avevo quello che ora definisco "Casotto Cino", un teatrino piccino e leggero, capitava a volte che facesse la vela e si sollevasse da terra durante le rappresentazioni. Mio padre che ha sempre nutrito un certo fastidio per gli agenti atmosferici andò dall'organizzatore per vedere se ci potevano trovare un altro luogo... detto fatto! Io da una parte mio padre dall'altra sollevammo il teatrino e facemmo tutto il giro necessario per raggiungere la nuova postazione. Lì incontrammo Luciano Manini, che di giorno appariva come un saggio e anziano appassionato di teatro e tradizioni popolari, di sera invece, indossata una lunga parrucca con boccoli castani e un grazioso completo a righe, si trasformava in Narciso da Malalbergo, maschera del contado bolognese. Siccome lui doveva esibirsi  nei nostri stessi orari, non ci furono problemi, ci accordammo subito per duettare io con i miei burattini nel teatrino, lui fuori con le sue narcisate e le sonate di ghironda.

I due Sganapini gemelli
Dopo un paio di stagioni di apprendistato nel teatrino del Maestro Presini, dove interpretavo ruoli marginali negli spettacoli, mi feci coraggio e chiesi se poteva insegnarmi un po' a scolpire... La risposta fu subito positiva. Mi sarebbe piaciuto realizzare uno Sganapino, personaggio che prediligo come il mio Maestro. Ci mettiamo all'opera e come prima fase il Maestro mi svelò che per scolpire una testa di burattino si parte dal profilo e dall'orecchio. Ok! Prende una sagoma a caso delle tante che aveva nei cassetti del laboratorio, impugna un matitino e un pezzo di carta... appoggia il profilo sul foglio e dopo due rapide mosse ripone sagoma e matita. Mi consegna il foglietto dove c'era tracciato l'orecchio, il collo e la nuca; mi guarda, lo guardo, e subito intravedo tra folti baffoni un sorriso sornione:«Vai a casa... quando hai deciso che profilo deve avere il tuo Sganapino, torni» con queste parole si allontanò. Confesso che rimasi un tantino perplesso, ugualmente salutai, andai a casa e mi rimboccai le maniche. Non ricordo quante, ma rimasi molte ore con il foglio intatto davanti a me prima di agire, frequentavo da un anno il Liceo Artistico... in quel periodo la mia mente era popolata da vocaboli come: prospettiva, disegno dal vero, ornato, PROPORZIONI... e proprio le proporzione del volto erano il mio cruccio... Provai a disegnare qualcosa, cancellavo e rifacevo, ma il risultato mi sembrava sempre quel profilo, mi chiesi: «andrà bene?!» ... «Bo!». Quando poi qualche giorno dopo tornai a bottega, appena Presini ebbe il disegno del profilo davanti al naso, aggrottò le ciglia, e io pensai di aver sbagliato in pieno. Poco dopo le sue parole mi confortarono: «quast què l'è al mi Sganapen !», corse a prendere dal cassetto la sagoma del suo primo Sganapino, la sovrappose al mio disegno e combaciavano praticamente alla perfezione e fu lo stupore di tutti...

Anzola dell'Emilia a Sganapino parte il naso
Sempre coinvolto dagli amici Zuffi e Carpani fui inserito nella programmazione di spettacoli dialettali promossi dal Comune di Anzola dell'Emilia. Dopo aver rappresentato "Fagiolino Barbiere dei Morti" fu la volta del "Pazzo Per Amore". Ricordo che avevamo montato il Teatrino nella Sala del Consiglio Comunale. Nel bel mezzo di una trionfale bastonatura al povero Sganapino gli si ruppe il naso. Già in quel periodo imperversavano, purtroppo, le tristi vicende italiane di malasanità. Mi accorsi che il naso era letteralmente "schizzato" contro il fondale e caduto dentro al casotto, in un attimo decisi che non era il caso di uscire di scena... bastonato si ma il mio Sganapino non teme certo la perdita del naso. Le battute mi sgorgarono istintivamente e informai il mio pubblico, nel caso qualcuno non se ne fosse accorto, che ero senza il naso... "Ahi, ahi, che mel... a forza di stangate a m'è saltè vì al nes!! aspetta pure che vado al pronto soccorso" solo dopo queste fatidiche parole uscii di scena e riprendemmo per proseguire la commedia. Nel frattempo sussurrai a Silvia, che recitava quel giorno con noi, di usare la carta gommata più stretta per tenere unito il naso al resto del burattino. Dopo poco Sganapino doveva rientrare in scena ma il "medicamento" non era terminato, presi tempo improvvisando e appena potei rendere visibile il burattino al pubblico feci un piccolo monologo delucidando al pubblico un' improbabile visita al pronto soccorso con smisurati ticket da pagare. Non ci crederete ma di tutto lo spettacolo, al termine, tra il pubblico si parlava solo di quella scena.


 

 

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